Il messaggio del papa per la quaresima
del 2001, apre il numero di marzo con l'esortazione di Gesù
"Ecco, noi saliamo a Gerusalemme". E' un cammino che rappresenta
il modello della vita del cristiano, impegnato a seguire il Maestro
sulla via della croce. Come percorrere questa strada? Tutti siamo
chiamati ad un cammino di conversione.
D. Davoli nel suo articolo sottolinea che Francesco ci lascia "l'esperienza
di un cambiamento nel modo di sentire, vedere, gustare
si
è messo in viaggio con fiducia assoluta, con l'incondizionata
disponibilità di Maria che gli ha fatto scoprire il senso dell'obbedienza
di Gesù, di cosa significhi essere figli di Dio" .
E' la penitenza il cammino di conversione di Francesco: "Francesco
ha saputo decidere, questo mi pare il suo segreto
..per cosa?
Per fare Pasqua. La penitenza ha senso perché c'è la
Pasqua, perché Qualcuno è andato oltre la morte".
Ecco il Kerygma, l'annuncio da "proclamare a voce alta, come
un araldo che sulla piazza annuncia ufficialmente un avvenimento di
rilevanza pubblica" (p. L. Di Giuseppe): Cristo ha vinto la morte.
E' un annuncio semplice, che non ha bisogno della forza di argomentazioni
erudite, ma si appoggia totalmente sull'azione di Dio. Non per niente
Francesco, che si proclama Araldo del gran Re, "raccomanda a
tutti noi di fare brevi discorsi, come fa lui con parole dirette,
con lo stile di chi non tenta di convincere le persone con ragionamenti
ma chi proclama l'amore e l'opera di Dio affidandone l'efficacia alla
potenza dello Spirito Santo".
La preghiera e la penitenza sono per Francesco compagne inseparabili,
l'una porta all'altra ed entrambe trasformano l'uomo e lo conducono
a Dio. P. C. Bigi continua a sottolinearci, in modo sempre nuovo e
attento, del come ciò fosse possibile in Francesco: "Francesco,
dopo ore di preghiera, era altro da prima. Che altro è la vita
di Francesco se non un incessante divenire altro da prima?
.L'esperienza
della volontà divina da parte della volontà umana, richiede
la separazione (disprezzo e odio) dalla brama di ogni possesso mondano.
Non solo su un piano teorico. Ma sul piano dell'agire: Quando avrai
cominciato a fare così. Solo allora avverrà l'esperienza
nuova: ciò che prima attraente e dolce si muta in amaro e insopportabile;
ciò che prima era aborrito si trasformerà in fonte di
dolcezza e soavità immensa".
La ricompensa di tutto questo è quindi ciò che lo stesso
Francesco indica nel Prologo della Regola come il fine su questa terra.
Ce lo spiega L. Baldo: "E' la letizia o beatitudine il fine,
la direzione indicata nel Prologo
è lo stato di
beatitudine che nasce in modo indeterminato, al di fuori di un rapporto
di causa ed effetto puramente naturale. La letizia irrompe dall'altro
portando il nuovo nella nostra vita (P. C. Bigi)
.non può
esistere se noi rimaniamo attaccati alle nostre sicurezze del passato,
per paura di perdere noi stessi ("Chi avrà perduto la
sua vita per causa mia la troverà, Mt 11, 39")".
Da segnalare:
L'articolo su Maria Cristina Ogier, che nel coraggio dimostrato
nell'affrontare la dolorosa prospettiva di una morte prematura, dà
testimonianza del senso profondo di una vita ispirata ad una idea
missionaria; quello sullo sviluppo sostenibile e sugli stili di vita
compatibili con il futuro dell'intera umanità, di A. Tarozzi;
infine lo spaccato sulla comunicazione per immagini, con tutte le
sue insidie, di D. Volpi, che sollecita ad essere vigili, evitando,
come paventato nell'articolo tratto da Sir 7/2001, di divenire "affetti
dalla sindrome del telespettatore", tendendo "ad estraniarci
sempre più dalla realtà, guardandola ma non agendo su
di essa".
Per informazioni:
Terz'Ordine Francescano dei Frati Minori
Viale delle Mura Aurelie, 9 - 00165 - Roma
Tel.: 06.63.19.80
Fax: 06.63.24.94
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