Il Cantico Marzo/2001
Mensile dell'Ordine Francescano Secolare - NUMERO 3 - ANNO 68
 
Il messaggio del papa per la quaresima del 2001, apre il numero di marzo con l'esortazione di Gesù "Ecco, noi saliamo a Gerusalemme". E' un cammino che rappresenta il modello della vita del cristiano, impegnato a seguire il Maestro sulla via della croce. Come percorrere questa strada? Tutti siamo chiamati ad un cammino di conversione.
D. Davoli nel suo articolo sottolinea che Francesco ci lascia "l'esperienza di un cambiamento nel modo di sentire, vedere, gustare……si è messo in viaggio con fiducia assoluta, con l'incondizionata disponibilità di Maria che gli ha fatto scoprire il senso dell'obbedienza di Gesù, di cosa significhi essere figli di Dio" .
E' la penitenza il cammino di conversione di Francesco: "Francesco ha saputo decidere, questo mi pare il suo segreto…..per cosa? Per fare Pasqua. La penitenza ha senso perché c'è la Pasqua, perché Qualcuno è andato oltre la morte". Ecco il Kerygma, l'annuncio da "proclamare a voce alta, come un araldo che sulla piazza annuncia ufficialmente un avvenimento di rilevanza pubblica" (p. L. Di Giuseppe): Cristo ha vinto la morte. E' un annuncio semplice, che non ha bisogno della forza di argomentazioni erudite, ma si appoggia totalmente sull'azione di Dio. Non per niente Francesco, che si proclama Araldo del gran Re, "raccomanda a tutti noi di fare brevi discorsi, come fa lui con parole dirette, con lo stile di chi non tenta di convincere le persone con ragionamenti ma chi proclama l'amore e l'opera di Dio affidandone l'efficacia alla potenza dello Spirito Santo".
La preghiera e la penitenza sono per Francesco compagne inseparabili, l'una porta all'altra ed entrambe trasformano l'uomo e lo conducono a Dio. P. C. Bigi continua a sottolinearci, in modo sempre nuovo e attento, del come ciò fosse possibile in Francesco: "Francesco, dopo ore di preghiera, era altro da prima. Che altro è la vita di Francesco se non un incessante divenire altro da prima?….L'esperienza della volontà divina da parte della volontà umana, richiede la separazione (disprezzo e odio) dalla brama di ogni possesso mondano. Non solo su un piano teorico. Ma sul piano dell'agire: Quando avrai cominciato a fare così. Solo allora avverrà l'esperienza nuova: ciò che prima attraente e dolce si muta in amaro e insopportabile; ciò che prima era aborrito si trasformerà in fonte di dolcezza e soavità immensa".
La ricompensa di tutto questo è quindi ciò che lo stesso Francesco indica nel Prologo della Regola come il fine su questa terra. Ce lo spiega L. Baldo: "E' la letizia o beatitudine il fine, la direzione indicata nel Prologo……è lo stato di beatitudine che nasce in modo indeterminato, al di fuori di un rapporto di causa ed effetto puramente naturale. La letizia irrompe dall'altro portando il nuovo nella nostra vita (P. C. Bigi)…….non può esistere se noi rimaniamo attaccati alle nostre sicurezze del passato, per paura di perdere noi stessi ("Chi avrà perduto la sua vita per causa mia la troverà, Mt 11, 39")".

Da segnalare:

L'articolo su Maria Cristina Ogier, che nel coraggio dimostrato nell'affrontare la dolorosa prospettiva di una morte prematura, dà testimonianza del senso profondo di una vita ispirata ad una idea missionaria; quello sullo sviluppo sostenibile e sugli stili di vita compatibili con il futuro dell'intera umanità, di A. Tarozzi; infine lo spaccato sulla comunicazione per immagini, con tutte le sue insidie, di D. Volpi, che sollecita ad essere vigili, evitando, come paventato nell'articolo tratto da Sir 7/2001, di divenire "affetti dalla sindrome del telespettatore", tendendo "ad estraniarci sempre più dalla realtà, guardandola ma non agendo su di essa".

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